Bernini: No al decreto legge sulla Pubblica Amministrazione

L'intervento del vicecapogruppo Vicario al Senato

1 - BERNINI

Signora Presidente,

confermiamo il nostro voto contrario anche sul merito di questo provvedimento oltre che sulle modalità attraverso le quali è stato concepito. Modalità che continuiamo a deprecare, non possiamo fare diversamente, lo abbiamo visto.Come dicevo, si tratta di modalità che non possiamo non criticare, signora Presidente, per i motivi che abbiamo esposto ieri e che ricorderemo brevemente oggi. Non possiamo accettare che il Governo - ed è questa la provocazione principale nei confronti non solo di questo Parlamento, ma anche e soprattutto, e lo vedremo meglio in seguito, nei confronti dei destinatari di questo provvedimento cui il ministro Madia faceva cenno nelle sue considerazioni di replica - adotti modalità deprecabili, assolutamente provocatorie. Il Governo si fa legislatore due volte. Si fa legislatore primo nel momento in cui emana un decreto-legge costituzionalmente illegittimo rispetto alla incongruenza dei requisiti richiesti dall’articolo 77 della Costituzione; e non lo diciamo noi ma la Ragioneria generale dello Stato nel momento in cui non lo bollina, lo dicono gli Uffici tecnici di Camera e Senato nel momento in cui rilevano che non esistono le coperture, il che lo rende costituzionalmente illegittimo ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione.

Tutto questo doppiamente provocatorio, signor Presidente, colleghi, perché questo provvedimento, questo decreto-legge con cui il Governo si è fatto legislatore primo e si farà legislatore ultimo con l’ennesima richiesta di fiducia è già passato attraverso un ramo del Parlamento, ha già ottenuto una fiducia forzata, forzosa, estorta da parte dei colleghi della Camera. Questo significa non solamente una mancanza di rispetto nei confronti di tutto il Parlamento, ma soprattutto una mancanza di rispetto nei confronti di quei 4.000 lavoratori della scuola che la settimana scorsa si sono visti riconosciuta una pensione che ora viene loro sottratta.Colleghi, non è banale lavorare con gli atti legislativi urgenziali delegati solo al ricorrere di determinati presupposti al Governo. Il Governo non può farsi legislatore, il Governo non può emanare provvedimenti validi ed efficaci che entrano immediatamente in vigore, il Governo non può farlo e non può farlo all’insegna dell’improvvisazione.

Questo è ciò che andiamo dicendo con forza già da diversi decreti a questa parte. Lo vediamo colleghi perché, purtroppo, il gemello di questo decreto, il cosiddetto decreto competitività (ancora una volta pubblicità ingannevole, ancora una volta termini seduttivi, suggestivi, che purtroppo non corrispondono al contenuto del contenitore seduttivo) è incagliato nella morsa modificativa della Camera, legata ancora una volta a mancanze di copertura, per cui probabilmente ce lo vedremo ritornare nuovamente emendato e nuovamente fiduciato. Ancora una volta fiducie modificative. Ancora una volta provvedimenti che sono efficaci per un attimo e poi vengono modificati attraverso altre fiducie.

Questa non è una modalità legiferativa adeguata, non è una modalità legiferativa costituzionalmente legittima. E questo, solo per quanto riguarda il metodo.

Senza voler parlare del merito, ampiamente illustrato in quest’Aula. Questo provvedimento, lo ha detto il ministro Madia, è caratterizzato dalla necessità e urgenza di dare risposte ai cittadini. E se volessimo ricordarlo - anche se mi rendo conto che ormai è quasi inutile, velleitario, citare la Corte costituzionale in quest’Aula - la Corte, ormai da una quindicina d’anni, va dicendo che non esiste una generica urgenza nel provvedere; devono esistere reali requisiti di necessità ed urgenza, che non possono esistere in una riforma della pubblica amministrazione che è già stata fatta tre volte prima di ora e mai - ripeto, mai - attraverso lo strumento del decreto-legge.

Il ministro Madia, però, nella sua replica oggi ha affermato che il vero cuore del provvedimento di riforma della pubblica amministrazione sta in un disegno di legge delega presentato in Parlamento, nella fattispecie in Senato, e che si spera venga calendarizzato presto nella Commissione di merito, cioè nella 1a Commissione permanente. Apprendiamo, pertanto, che il cuore della riforma della pubblica amministrazione sta altrove. Ma allora, signora Presidente, onorevoli colleghi, di quale parte del corpo della riforma stiamo parlando in questo momento? Da cosa è caratterizzato il provvedimento in esame? Quali sono i contenuti così necessari ed urgenti da rendere la pubblica amministrazione immediatamente, necessariamente e urgentemente diversa per le imprese e per i cittadini? Sono così necessari ed urgenti da non rendere possibile l’attesa di un disegno di legge delega? Oltretutto tale provvedimento contiene ancora una volta norme di rimando secondario.

Colleghi, non potrà sfuggire al sottosegretario e al ministro Madia che, mentre si avvia la riforma della pubblica amministrazione, ancora attendono 812 provvedimenti attuativi da porre in essere. Ripeto, si tratta di 812 provvedimenti messi insieme negli ultimi tre Governi (Monti, Letta e Renzi) e altri se ne aggiungono con il provvedimento in esame; inoltre, vi sono varie deleghe mascherate che vedremo se saranno tenute in considerazione, o meno nel vero cuore del provvedimento che - come apprendiamo oggi - sta in un altro provvedimento rispetto a quello oggi in discussione.

Quali sono le caratteristiche di un provvedimento di riforma della pubblica amministrazione, come tutti noi - immagino - ecumenicamente lo concepiamo e come ci è stato propagandato e proposto dal Governo, con le solite formule tonitruanti, promozionali ed estremamente accattivanti?

Innanzitutto, si è affermato che questo provvedimento semplifica la vita dei cittadini, riduce i costi e rende la pubblica amministrazione più trasparente. Non mi voglio dilungare sui singoli disposti perché purtroppo - come noto - l’apposizione della questione di fiducia ci ha privato del piacere di discutere sul merito del provvedimento; ci ha privato, quindi, dei contenuti, se non per un rapidissimo passaggio in Commissione in cui ci è stato detto che purtroppo, visti i tempi ristretti, avremmo dovuto ancora una volta sulla fiducia approvare un provvedimento siffatto, su cui peraltro sono stati approvati quattro emendamenti del Governo (lo abbiamo già detto e mi scuso di dovermi ripetere) che probabilmente hanno eliminato l’aspetto più tonitruante della sua presentazione, cioè la staffetta generazionale. Anche in questo caso, apro e chiudo immediatamente un inciso: non si può sostenere che, al netto dei 4.000 dipendenti del comparto della scuola, solo il mancato trattenimento in servizio - stiamo parlando di 1.200 persone da cui dobbiamo escludere i magistrati e i militari - rappresenterà un’efficace staffetta
generazionale, di cui l’Italia si accorgerà.

uesta è un’altra di quelle pubblicità ingannevoli che non possiamo avallare, colleghi. Ci è stato detto proprio in quest’Aula, da una collega del ministro Madia, che in politica le bugie non servono. Questo, però, non può essere un percorso unilaterale. Nessuno deve dire bugie in politica, soprattutto il Governo, che non deve dirle né nei contenitori né nei contenuti.

Non vedo staffette generazionali, non vedo organizzazione del lavoro secondo criteri meritocratici e responsabilizzanti. Si può affermare che la mobilità obbligatoria nel limite dei 50 chilometri sblocca seriamente, efficacemente e efficientemente l’organizzazione del lavoro? Si può affermare seriamente che questi provvedimenti apporteranno onori ai meriti e disonori ai demeriti e che finalmente vi potrà essere una gestione imprenditoriale della pubblica amministrazione, secondo criteri che non siano solo quelli dell’autoreferenzialità di alcuni comparti?

Poiché ho terminato il tempo a mia disposizione, signora Presidente, concludo sottolineando che in occasione delle tre dichiarazioni di voto che si sono susseguite negli ultimi due giorni molto abbiamo detto, ma molto vi sarebbe ancora da dire sul merito del provvedimento in esame, che non risponde alle promesse.

Anticipando il voto assolutamente contrario anche sul merito del provvedimento di cui siamo stati «scippati» ancora una volta dal Governo, ricordo a quest’ultimo una frase che Milton Friedman ha attribuito a Thomas Jefferson: i Governi migliori sono quelli che sanno dare le risposte più semplici, ma sincere."

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