Capezzone: Come volevasi dimostrare, l'aumento su smartphone e tablet finito sulle spalle dei consumatori
La nota del Presidente della Commissione Finanze della Camera

"Non ci voleva un genio per capire come sarebbe andata a finire, ma bastava un briciolo di onestà intellettuale.
E invece il ministro Franceschini si era detto certo che gli aumenti dell’equo compenso per copia privata non avrebbero determinato corrispettivi aumenti dei prezzi finali di vendita dei dispositivi, tra cui tablet e smartphone.
Ebbene, Apple è il primo produttore a smentirlo e a rialzare i listini: più 3,78 euro in più per l’iPhone 5s da 16GB, più 4,76 per il modello da 32GB e più 5,25 euro per quello da 64GB. Rincari proporzionati anche per iPad e MacBook.
E lungi dal rappresentare una ’mistificazione’, come sostengono i sindacati Siae, l’iniziativa di Apple, che calcola al centesimo anche l’IVA che si paga sull’equo compenso, è davvero incontestabile, almeno per trasparenza e corretta informazione, laddove fa capire ai consumatori a chi va ogni centesimo di euro speso.
Forse altri produttori decideranno di assorbire l’aumento, nascondendolo dietro altri rincari, ma dal ministro e dalla Siae dobbiamo esigere di riconoscere almeno la realtà: hanno aumentato quella che funziona come una vera e propria ’tassa’ (per una copia privata che verrà effettuata, è bene ricordarlo, appena sul 5-10% dei dispositivi acquistati) e che come tutte le altre in un modo o nell’altro si scarica sui consumatori, deprimendo l’economia. Altro che ripresa!"
