Gli avvocati di Berlusconi: La condanna a 7 anni per il caso Ruby basata su opinioni e non prove

Stralci dell'arringa difensiva di Filippo Dinacci e Franco Coppi

Silvio Berlusconi

“La condanna a 7 anni di reclusione per Silvio Berlusconi per il caso Ruby, di cui la Procura Generale di Milano ha chiesto la conferma, é basata non su prove ’ma su un convincimento su presunte prove, in sostanza su delle opinioni”. Lo ha affermato all’inizio dell’arringa difensiva uno dei due legali del Presidente Berlusconi, l’avvocato Filippo Dinacci, parlando davanti ai giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello milanese. Il legale, che all’inizio del suo intervento ha affrontato le "questioni processuali" indicate nei motivi d’appello, ha anche chiarito che le intercettazioni usate come prove nel procedimento per concussione e prostituzione minorile devono essere dichiarate "inutilizzabili", perché, da codice, non si potevano disporre per il reato di induzione alla prostituzione, come invece é stato fatto dagli inquirenti.

Secondo la difesa, rappresentata anche dal professore Franco Coppi, in questo procedimento "c’é un vizio lampante ed é la carenza di fedeltà ai principi del processo, perché il processo deve essere basato sui fatti e sulle prove non sulle opinioni". Dinacci ha riproposto anche la questione di incompetenza territoriale a favore del Tribunale di Monza, dato che il capo di gabinetto della Questura Pietro Ostuni ricevette la chiamata dell’ex premier nella sua casa di Sesto San Giovanni. E ha richiamato piu’ volte le normative europee e le decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo, spiegando che "l’Europa ci guarda e non può essere violato il principio del giusto processo".

Sempre sulle intercettazioni, secondo Dinacci, con il ritardo nelle registrazioni sul server della Procura é stato violato "il principio di legalità", mentre i tabulati telefonici, con cui gli inquirenti "hanno seguito passo passo i movimenti" delle persone coinvolte, sempre secondo le normative europee, "si possono acquisire solo per reati molto gravi come il terrorismo".
 

Per il professor Franco Coppi, "Silvio Berlusconi non ordinò al capo di Gabinetto Pietro Ostuni di affidare Ruby alla consigliera Minetti. Questa é un’invenzione della sentenza di primo grado. Berlusconi andrebbe assolto per l’insussitenza dei fatti.” Nella  prima parte della sua arringa, Coppi dimostra che non fu "concussione per costrizione", come stabilito in primo grado, quella di Berlusconi nei confronti dei funzionari della Questura che affidarono Ruby, portata in via Fatebenefratelli per un furto, a Minetti.

Coppi ha spiegato cosa intenda per "costrizione" la Cassazione dopo la recente riforma che ha introdotta questa fattispecie distinguendola dalla concussione "per induzione". Secondo le Sezioni Unite della Suprema Corte, per parlare di "costrizione" occorre che "il concusso sia privo di alternative, venga messo spalle al muro, che non ci sia stato alcun momento negoziale". In sostanza, Ostuni avrebbe dovuto avere agito "solo per evitare un danno in base a un ordine perentorio". Questo, secondo Coppi, non sarebbe avvenuto perché tutt’al più si può parlare di un "timore reverenziale" che spinse il funzionario ad affidare Ruby a Minetti. "Non confondiamo il timore reverenziale, che non é protetto dal diritto penale e da quello civile, con la minaccia, anche se implicita. Non esiste nessuna prova che Berlusconi diede un ordine a Ostuni. Nessuno parla di ordine, né Ostuni, né Iafrate, non trapelano ordini perentori, né minacce inesorabili . Dovremmo pensare - ha ironizzato Coppi - che, in pochi secondi, Berlusconi, pur non sapendo con chi sta parlando, gli intima un ordine e Ostuni dall’altra parte vede precipitare la sua carriera, un tempo si sarebbe detto con la prospettiva di essere mandato in Sardegna. La sentenza parla di un ordine di cui non riesce a dimostrare l’esistenza, neppure sotto forma di minaccia implicita. La minaccia esisterebbe solo nel fatto stesso che la richiesta proviene dal Presidente del Consiglio. Possiamo ritenere che qualsiasi richiesta proveniente dal Presidente del Consiglio sia una concussione? E a chi non farebbe piacere" - si chiede Coppi, richiamandosi alla possibilità che Ostuni abbia agito per "timore reverenziale" - fare un piacere al Presidente del Consiglio, magari ricevendone qualche vantaggio?"

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