Capezzone: La stangata su telefonini, tablet e smartphone é inaccettabile

La nota del Presidente della Commissione Finanze della Camera

Daniele Capezzone

"Purtroppo i nostri timori di una nuova "tassa anti-giovani e anti-modernità" erano fondati. E’ stato alla fine pubblicato in Gazzetta Ufficiale, infatti, il decreto Franceschini con gli aumenti delle tariffe del cosiddetto "equo compenso" per copia privata su tablet e smartphone, e su altri supporti digitali. E tabelle definitive alla mano, la stangata è persino peggiore di quanto temevamo: in alcuni casi, come per gli smartphone, calcolando l’Iva del 22%, un aumento anche del 700%.

Anche il Governo Renzi sembra tenacemente impegnato a colpire qualsiasi bene di consumo che nonostante la crisi ancora si muova, si tratti della birra o di smartphone e tablet, che sempre più italiani desiderano e possiedono e, proprio per questo, ovviamente, fanno gola ai tassatori in servizio permanente effettivo.

Ricordiamo di che si tratta con un esempio pratico: un ragazzo acquista legalmente l’album del suo cantante preferito, pagandovi regolarmente il diritto d’autore, poi copia le canzoni su un altro dispositivo, questa si chiama "copia privata". E’ perfettamente legale, se per uso personale e non commerciale, ma su questa copia è dovuto un ulteriore compenso all’autore, oltre ai diritti già pagati al momento dell’acquisto dell’originale. Non potendo stabilire chi farà o meno una copia privata, si è stabilito di far pagare una tassa fissa su ciascun dispositivo elettronico che in teoria può contenere queste copie. Ora il Governo moltiplica per 5 o anche 7 volte questa tassa, nonostante dalle ultime ricerche risulti che negli anni, con lo sviluppo del digitale, le abitudini dei consumatori sono radicalmente mutate: solo il 4-5% (il 13% secondo un rapporto commissionato dal precedente ministro Massimo Bray) utilizza smartphone e tablet per trasferirvi copie private, quindi nel 95/96% dei casi si paga una tassa per un uso del dispositivo che non verrà mai fatto. Tutti sanno infatti che ormai film e musica si comprano direttamente da telefonini e tablet.
Dicono che non è una tassa sul telefonino, che non ricade sul consumatore ma sul produttore. Ma sostenere che un aumento dei costi per i produttori non si scarichi in qualche modo sul prezzo finale, quindi sul consumatore, non è ingenuo, è la perfetta negazione della realtà. Per gli hard disk più capienti la tassa arriverà a rappresentare anche il 20% del costo finale. E’ falso anche che in Italia le tariffe siano più basse che negli altri paesi europei. Innanzitutto, solo 15 applicano un sistema analogo al nostro. Per tablet e smartphone più venduti, quelli da 16 GB, il Corriere della Sera calcola che in Italia si pagheranno 4 euro, contro una media Ue rispettivamente di 1,57 e 2,89 euro. E grazie al decreto Renzi-Franceschini si stima un gettito per le casse Siae di oltre 150 milioni di euro, un quarto dell’introito di tutti i paesi europei, che secondo un rapporto della Commissione Ue sarà di circa 600 milioni. Mai, poi, si è vista una tassa il cui gettito viene trasferito così direttamente nelle casse di un ente che cura gli interessi di un gruppo di privati molto ristretto e non direi in condizioni di povertà."

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