Capezzone: Renzi vola basso, si accontenta di margini di flessibilitą gią esistenti, degli "zero virgola"

La nota del Presidente della Commissione Finanze della Camera

Daniele Capezzone

"Purtroppo appaiono deludenti e in qualche misura preoccupanti le comunicazioni del Presidente del Consiglio Renzi sul semestre italiano di presidenza dell’Ue.

Non abbiamo percepito nelle sue parole la necessaria consapevolezza della svolta da imprimere in Europa, ma retorica tutta incentrata sulla nostra autostima di italiani. Sostanzialmente corretta l’analisi del voto europeo fatta da Renzi, ma troppo vaghe e deboli le conseguenze che ne ha tratto. Nulla di concreto sugli obiettivi politici del nostro governo in Europa, né sul ‘pacchetto’ di riforme interne. Come al solito, ci si limita ai titoli e a lanciare nuovi cronoprogrammi (da 90 giorni a mille giorni!). Anche sull’immigrazione, giusti i richiami alla responsabilità dell’Europa, ma nulla sui passi che intende muovere il governo italiano. Per quanto riguarda l’economia, tutti gli sforzi dell’Italia non possono ridursi a ottenere deroghe e proroghe già previste dall’attuale quadro di regole, tra l’altro solo per gentile concessione di Berlino perché ha bisogno del nostro appoggio alle nomine per la nuova Commissione europea. Qualcuno pensa davvero di ‘cambiare verso’ all’Europa con Juncker alla guida della Commissione e Schulz alla presidenza del Parlamento?

I margini di flessibilità a cui ha fatto riferimento ieri il portavoce della Merkel, per esempio, sono quelli che già esistono e che sappiamo essere insufficienti per riportare non solo l’Italia ma anche l’Europa stessa sulla via della crescita e del benessere anziché del declino. E sembra proprio che Renzi si accontenti di questi margini di flessibilità già esistenti, piuttosto che rimettere in discussione la rigidità del parametro del 3% e il Fiscal Compact. Così si rischia di rimanere invischiati nella logica della conservazione dell’esistente, prigionieri degli zero virgola mentre nulla cambia davvero. In concreto, per capirci, stiamo parlando di qualche decimale di punto di Pil dei soliti inefficaci investimenti pubblici, quando di tutta evidenza ciò di cui abbiamo urgente bisogno è un vero e proprio choc fiscale di qualche decina di miliardi di meno tasse e meno spesa, che richiede un’inversione di rotta vera sia rispetto al nostro bilancio statale, che rispetto a una linea europea di cieca austerità fine a se stessa, fallimentare anche dal punto di vista degli obiettivi di risanamento dei conti pubblici."

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