Capezzone: La Tasi e l'aumento delle tasse sulle rendite vanificheranno l'operazione 10 miliardi
La nota del Presidente della Commissione Finanze della Camera

"Ho ascoltato con attenzione l’intervento del Presidente del Consiglio Renzi.
Mi pare che ci siano due punti fortemente sottovalutati. Il primo è che il rispetto del 3 per cento e dei vincoli europei non è una buona notizia per la crescita. Con quei limiti, non solo l’Italia, ma l’intera Europa resterà inchiodata a livelli bassissimi e assolutamente insufficienti di crescita.
La seconda questione riguarda direttamente le scelte di politica economica per l’Italia. Il combinato disposto della Tasi (ereditata dal Governo Letta-Alfano, ma aggravata dal nuovo Esecutivo) e dell’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie (annunciato dal Governo Renzi) rischia di vanificare il positivo sforzo per rimettere 10 miliardi di euro nelle tasche di 10 milioni di italiani.
Tutte le stime, infatti, indicano che la Tasi sarà un vero e proprio salasso, nelle principali città e sulle case di minor valore persino più pesante dell’Imu. Per non parlare delle seconde case, sulle quali in ben 10 città si arriverà a pagare oltre i 2 mila euro, con punte di 4 mila a Roma e 3 mila a Torino. E chiunque può immaginare quale impatto avrà sul mercato degli affitti.
Anche per quanto riguarda le rendite finanziarie, dovrebbe suonare più di un campanello d’allarme. L’aumento dal 20 al 26% dell’aliquota fiscale su plusvalenze, interessi e dividendi punisce gli investimenti in capitale di rischio, che sono il contrario di ciò che si intende per "rendita", mentre lasciando immutato al 12,5% il prelievo sui titoli di Stato si premia il finanziamento improduttivo, e praticamente privo di rischio, del debito pubblico. In breve, è lo Stato che fa concorrenza sleale alle imprese, la rendita vera viene incentivata a danno di chi scommette sull’economia reale. Mentre si spendono fiumi di parole e lacrime sulla necessità di attrarre investimenti e trovare nuove forme di finanziamento (come i minibond) per il nostro sistema produttivo, nei fatti si tolgono risorse alle nostre imprese già sottocapitalizzate. Se poi l’aumento dovesse riguardare anche i conti deposito, allora è evidente che colpirebbe anche i piccoli risparmiatori, persino la stessa platea che si vorrebbe incoraggiare verso i consumi con il taglio dell’Irpef.
Tra tasse sulla casa e tasse sul risparmio, siamo già oltre la patrimoniale invocata per anni dalla sinistra. Chiediamo al premier Renzi di riflettere bene e cambiare davvero verso: chiudere una volta per tutte con la sinistra delle tasse. Sarabbe davvero un peccato, l’ennesima occasione sprecata, se dopo tanti sforzi per riuscire a ridare qualche euro in busta paga, i positivi effetti macroeconomici del taglio Irpef fossero del tutto da vanificati da altri aumenti fiscali."
