Libro / Il sangue di Abele: di Zef Pllumi
Con la prefazione di Silvio Berlusconi

Prefazione: Silvio Berlusconi
Editore: Diana Edizioni
Pagine: 304
Euro: 13,00
Questo libro del frate francescano albanese Zef Pllumi è la rivelazione di un mondo sconosciuto, che però ci riguarda da vicino. È intriso di sangue e di lacrime, e si vede come l’odio sia capace del peggio oltre ogni immaginazione. Ma alla fine è impotente: non riesce a impedire l’amore vissuto fino all’eroismo. E non riesce a spegnere il desiderio di libertà che si respira in queste pagine.
Quante tombe dovremo ancora scavare nella memoria dei popoli, per trovare tutte le vittime del comunismo? A sessanta chilometri dall’Italia ci sono ancora fosse comuni di martiri e giacimenti di dolore inespressi. Questo volume, significativo già nel titolo: “Vivi! Solo per testimoniare…”, nella sua semplicità dà loro una voce postuma, sulla scia del grande Aleksandr Solženicyn. Padre Zef. rompe anni di silenzio e di morte sul gulag albanese con il coraggio di chi ama la libertà e si batte in suo nome. Egli apre il nostro cuore, lo svuota del già saputo, lo riempie di commozione e di indignazione, ma poi – come tutte le cose vere – induce a costruire qualcosa che somigli a ciò che è buono e giusto.
La verità, come sempre, è che l’amore è più forte dell’odio.
Questo libro andrebbe diffuso non solo in tutte le biblioteche e trasformato in una fiction televisiva, ma andrebbe letto nelle scuole italiane, per fare capire anche ai giovani alcune verità amare della storia recente: 1) che cos’è il comunismo visto all’opera: come prende e come il potere e poi lo gestisce orrendamente; 2) quali patimenti ha sofferto il popolo albanese, in quali abissi di menzogna e di violenza è stato immerso. 3) Ma anche di quale tempra siano stati donne e uomini che non hanno mai chinato la testa, nonostante i supplizi a loro inflitti. Si può resistere. 4) Come sia necessaria un’alleanza con questa nazione che si sta risollevando con coraggio grazie anche a leader democratici e liberali autentici, come l’amico Sali Berisha.
Qualcuno si stupirà che la persecuzione comunista abbia avuto per oggetto preti e popolo cattolici. In tanti credono che lì, in Albania, ci siano stati e ci siano musulmani e ortodossi. Ma è proprio in quella terra che è nata Madre Teresa di Calcutta, cui il nuovo corso democratico ha dedicato l’aeroporto internazionale di Tirana e una delle piazze più importanti della capitale. Nel Nord dell’Albania il cattolicesimo era radicato da secoli, grazie ai frati di san Francesco d’Assisi che hanno saputo trovare un modus vivendi con gli ottomani, come già in Bosnia-Erzegovina. E’ altrettanto vero che i cattolici albanesi hanno patito nei secoli. E persino l’oppressione turca di albanesi e slavi è stata in fondo veniale, persino illuminata, rispetto a quello che si preparava dopo la fine della seconda guerra mondiale. L’occupazione fascista prima e persino quella nazista successiva all’8 settembre, pur pesanti, non sono paragonabili quanto a efferatezze, secondo quanto riferisce con dovizia di particolare Zef Pllumi, a quel che sarebbe accaduto con la presa del potere dei partigiani rossi albanesi, sostenuti da quelli slavi di Tito.
Stalin e, in quella fase, anche Tito con Togliatti, avevano stabilito che quello Stato doveva essere una specie di parco giochi dell’orrore comunista. Si prestava alla bisogna il fatto che tante regioni e vallate remote avessero ancora una popolazione pre-moderna, anzi ancora legata a condizioni pre-feudali (ma non per questo inferiore per civiltà). Ecco l’idea e immediatamente dopo la pratica: il comunismo come esperimento di scienziati politici criminali, condotto in una terra piena di nobiltà, ridotta a laboratorio di ingegneria sociale. Qui gli uomini sono stati custoditi come animali dentro un enorme campo di concentramento, dove ciascuno era controllato e sottoposto a coercizione.
Per arrivare a costruire questo Stato-lager, oltre alle complicità internazionali, è stata necessaria una miscela di violenza e astuzia bugiarda. In una prima fase ci sono le promesse menzognere: noi vi daremo il benessere, la libertà contro lo “schifoso Occidente capitalista”. Ed ecco la propaganda ossessiva, instillata meticolosamente. La garanzia spergiura che ciascuno potrà vivere nella propria religione, cattolica, ortodossa o musulmana, senza temere nulla. Ma ecco che il vescovo e i parroci cattolici rifiutano – lo racconta drammaticamente padre Zef - di fondare una Chiesa patriottica slegata dal Papa di Roma, ed allora scatta la repressione, si scatenano gli arresti di massa, la tortura e la fucilazione di centinaia di preti e semplici fedeli. Questo vale per i cattolici, ma basta non essere “conforme” per ideologia o origine sociale, e sei morto o incarcerato. Comunque escluso per sempre da qualsiasi possibilità di vita sociale.
Così i comunisti in pochi anni credono di aver annientato ogni credo. L’Albania infatti con maggior coerenza rispetto al marx-leninismo ha chiuso tutte le chiese, ha sancito l’ateismo di Stato, e la pena di morte per qualunque persona battezzasse un figlio o insegnasse le preghiere. Mai s’era visto nella storia qualcosa di simile. Dopo, ma soltanto dopo, è venuta la Cambogia di Pol Pot. Stessa matrice, stessa violenza disumana.
Dinanzi a questo obbrobrio, il comunismo italiano ha guardato per molti anni con simpatia i compagni schipetari: c’era una vera e triste alleanza proprio nei mesi e negli anni in cui gli assassini al servizio del tiranno Enver Hoxha tiravano nove grammi di piombo nella testa di chiunque fosse sospetto. Oppure – come è raccontato nel libro – infilavano donne inermi nei sacchi insieme a gatti affamati, e poi bastonavano sicuri di provocare morti atroci tra le risate degli aguzzini comunisti.
Alcune migliaia di albanesi però, segretamente ammirati da molti che in essi segretamente si riconoscevano, hanno osato dire di no a questo dispotismo. La loro resistenza a costo della tortura e della morte è la prova che il bisogno di libertà è alla fine incomprimibile. Quando il despota crede di essere ormai senza opposizione e manca un millimetro perché si chiuda il coperchio con clangore metallico su ogni speranza, ecco che misteriosamente forze spirituali distruggono con la loro testimonianza l’impero delle tenebre. La riscossa è avvenuta in Albania - come in Unione Sovietica, ma soprattutto nella Polonia di Wojtyla e Walesa - senza usare le bombe. Il terrorismo è una prerogativa del comunismo sia quando vuole il potere, sia quando è al potere, non certo dei suoi oppositori.
Lo è al massimo dei suoi imitatori, come i gruppi ideologici di Al Qaeda, contro cui siamo in guerra.
Sono lieto allora di salutare l’edizione italiana di questo diario di persecuzione e di gulag, ma soprattutto di rinascita. E devo qui citare la curatrice e traduttrice del volume, la cara Keda Kaceli, fieramente albanese e italiana insieme. Lei conosce per esperienza le atrocità qui descritte, ma anche il coraggio che trapela in ogni riga del libro. Infatti suo nonno paterno, Jonuz Kaceli, che non volle arrendersi al sopruso, fu preso, torturato e fucilato dai comunisti perché intellettuale e imprenditore liberale. Keda ne afferra il testimone in nome delle giovani generazioni che – sono certo – faranno sempre più libera, forte, giusta e pacifica l’Albania, una nazione sorella, finalmente benvenuta nella democrazia e nella libertà.
Silvio Berlusconi
